mercoledì, gennaio 24, 2007

Recensione: Pawn Hearts




Ci sono dischi che vengono dichiarati “capolavori” dalla critica, altri dal pubblico, altri ancora lo diventano per via delle vendite.
Poi invece ci sono Dischi che nascono Capolavori; punto e basta. A quest’ultimi non servono le vendite, il parere di critici più o meno competenti. Loro se ne fregano di tutto e di tutti. Sono nati tali e ci resteranno fino alla fine dei tempi.

Ed è proprio questo il caso di “Pawn Hearts” dei Van Der Graaf Generator. Disco che esce nel 1971; anno mitico per il rock inglese (con uscite di dischi fondamentali di Black Sabbath, Deep Purple, Led Zeppelin, Genesis; Yes; Jethro Tull; The Who e altri). Questo disco si può tranquillamente collocare nel filone del rock progressivo (precisazione che va fatta per gli amanti delle etichette).
Ovviamente dicendo “Capolavoro” non sto dicendo che il disco sia di facile ascolto... anzi. Al primo ascolto potrà sembrare disordinato, cacofonico in alcuni punti, abrasivo.
Ma se l’ascoltatore sarà mentalmente aperto, senza troppe barriere nelle orecchie e nella testa, se l’ascoltatore si fiderà a farsi guidare dalla voce di Peter Hammill (“il Jimi Hendrix della voce”, lo chiamavano all’epoca) e dal suo pianoforte, dal sax e dai fiati di Dave Jackson (“il Van Gogh del sax”), dai paesaggi sonori creati abilmente da Hugh Banton alle tastiere e dagli ottimi ritmi di Guy Evans alle percussioni, allora il fortunato ascoltatore capirà di avere tra le mani un pezzo di unica e rara bellezza.
L’alchimia creata dal quintetto (in questo disco le chitarre le suona Robert Fripp.. oltre ad il tutto fare Hammill) saprà allucinarvi, rendere radioattiva la vostra percezione. La voce di Hammill saprà curare le vostre ferite, andrà a scovare le corde delle vostre emozioni ed a scatenarle tutte (è impressionante l’estensione vocale e la capacità interpretativa di Hammill, che non si limita a cantare ma a recitare appassionatamente i suoi versi. Se credevate che Peter Gabriel fosse unico nel suo genere, beh.. vi sbagliavate. Ha avuto un gran maestro ed il suo nome è proprio Peter Hamill) lasciandovi piacevolmente scossi. Diversi.
Addentrarsi nelle singole canzoni oltre a non essere facile sarebbe anche molto lungo (il disco è composto da sole 3 canzoni lunghe; 8 nella versione con bonus tracks) e, soprattutto, potrebbe privarvi del piacere di scoprire pian piano il fantastico mondo creato dalle liriche di Hammill e dalla musica di questo Generatore.
Su un disco del genere si potrebbe scrivere un libro intero.. ma solo chi lo ascolta sa veramente che le emozioni che nascono dall’ascolto di questo album sono uniche ed irripetibili, oltre che difficilissime da spiegare razionalmente.

6 Comments:

Blogger Manu said...

Gigi, mai pensato di fare il critico musicale, che forse però rappresenta una categoria non molto amata e proprio da te?

1:43 PM CET  
Blogger metanoia said...

Sì... mi sarebbe piaciuto. X fare queste recensione ci ho messo diversi giorni. Anche perché la iniziavo nella testa e non mi ripigliavo mai a scriverla.. quindi dimenticavo molte cose.. e chissà quante ne ho dimenticate. Ne ho in giro scritte anni fa.. ma sinceramente in quelle non mi riconosco + di tanto!

Comunque credo che molti dei critici musicali ora, non abbiano i "numeri" per esserlo.
Lo sono x convenzione.. per PARTITO preso.. ih ih ih...

E poi dai... c'è qualche critico musicale valido nei nostri tg? Sui quotidianni di largo consumo? Forse nemmeno nei giornali specializzati.
Anche perché, diciamocelo, non è un mestiere facile... e forse nemmeno tanto pulito. Nel senso che si hanno pressioni dalle case discografiche, impresari... meglio farlo a tempo pers. E con passione. Sperando che chi legge, si incuriosisca.

2:39 PM CET  
Blogger Manu said...

bENE.ALLORA HAI RAGGIUNTO IL TUO SCOPO: haiincriosito un tuo lettore!Magari ti do un cd. Me lo masterizzeresti?
-tra l'altro così quel rompiballe di Guido non critica sempre la musica emessa da Radio Micra :-)e da CD made by Clo,fate un pò voi..

5:06 PM CET  
Blogger metanoia said...

Ah ah volentieri... ma non son resposanbile di tuoi eventuali stati d'allucinazione! Ah ah ah!!

5:52 PM CET  
Blogger Zarocker said...

Complimenti Dottore,mi associo con la Manu.Hai un futuro come recensore,anche solo a tempo perso e ad uso e consumo del nostro blog!
Ho ascoltato uno spezzone di questo disco sulla tua C2 tornando da un'alcolica serata al Peppo bar di Nava,prima delle feste se non sbaglio.
Me lo dovrai passare perchè,nonostante quella sera non fossi proprio nel pieno delle mie facoltà mentali (Ah ah!),mi ricordo che mi aveva parecchio incuriosito...e allucinato!Ero rimasto stupito dalla particolarità della musica e soprattutto degli arrangiamenti,diversi e molto molto particolari.Te lo chiederò senz'altro,magari più avanti.Se vai su Ondarock,nella sezione "pietre miliari" c'è anche questo disco,con recensione se non mi sbaglio,dagli un occhio.Se sentum!

Let there be rock!
Zara

12:01 AM CET  
Blogger metanoia said...

Grazie x i complimenti ragazzi. Troppo buoni. La recensione ( http://www.ondarock.it/pietremiliari/pawnhearts.html ) l'avevo letta mentre cercavo info sulla band, prima di acquistare il ciddì. Bella la recensione. Sopratutto perché prende in esame la copertina (pawn hearts è un gioco di parole, che centra con le pedine della scacchiera, in questo caso il mondo.. che poi richiama parti del testo della lunga suite ) ed anche i testi di Hammill.

1:45 PM CET  

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