giovedì, ottobre 19, 2006

Sensazioni




Ciao Fracassoni e non,
l’altra sera stavo ascoltando uno di quei dischi che ormai è consegnato alla storia (e che tutti dovrebbero avere a casa!), uno di quei dischi che ha fatto la storia della musica e che ha rivoluzionato il modo “di fare dischi”… ha stravolto il concetto di “come registrare il disco”. Sto parlando di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, firmato The Beatles. Questo album ha portato alle orecchie di milioni di persone suoni nuovi e strumenti raramente (forse mai) utilizzati nella musica “commerciale” (commerciale nel senso di destinata a milioni di persone), per citarne uno su tutti, il sitar.
Ed è proprio il sitar lo strumento principale di quella che è, all’interno del disco, la canzone “più impegnata” e forse anche di più difficile ascolto. Canzone che tratta, con parole semplici, temi sui quali si basa la complessità (o semplicità) dell’umanità… dell’universo.
Unica canzone del disco scritta da George Harrison (tutte le altre portano la firma del premiato duo Lennon/McCartney). Ammetto tranquillamente (andando anche magari contro la tendenza nell’esaltare il mito di Lennon) che George dei quattro è il mio preferito. Preferito perché (oltre che essere anche lui del segno dei Pesci, cosa che credo abbia influenzato il suo modo di fare musica) il più “schivo”, il più spirituale ed il più intimista. Harrison è stato fervido e convinto Induista, cosa che spesso ha influenzato il suo modo di scrivere musica e testi (e non solo. Fu lui il primo a intravedere il “potenziale caritatevole” del music business organizzando un concerto per raccogliere fondi per il Bangladesh); prendete per esempio il suo “All Things Must Pass” triplo album del 1970. Tutta la sua sensibilità e visione della vita è racchiusa in semplici testi, semplici canzoni che però hanno il potere di entrare e toccarti l’Anima. “È emozionalmente sconvolgente come Harrison riesca a mettere nelle note tutta la sua spiritualità” fu il mio primo commento dopo averlo ascoltato.
Ma torniamo alla canzone del disco degli Scarafaggi. Vi posto la traduzione tratta da “Il libro delle canzoni dei Beatles” a cura di Alan Aldridge tradotto da Umberto Cantucci” (Oscar Mondadori).

Dentro di te e fuori di te (Within you, without you)
Stavamo parlando
della distanza che c'è tra noi
e della gente - che si nasconde
dietro un muro di illusioni
e non vede mai la verità - poi muore -
ed è troppo tardi.
Stavamo parlando
dell'amore che potrebbe esserci tra noi -
quando lo troviamo dobbiamo fare di tutto per tenerlo stretto col nostro amore.
Col nostro amore - potremmo salvare il mondo
se solo loro sapessero.
Cerca di capire che tutto è dentro di te,
nessun altro può farti cambiare,
e cerca di vedere che in realtà sei solo una cosa molto piccola, e la vita scorre dentro di te e fuori di te.
Stavamo parlando -
dell'amore che è diventato così freddo e della gente
che conquista il mondo e perde l'anima-
loro non sanno - non riescono a vedere - tu sei uno di loro?
Se guardi aldilà di te stesso,
allora trovi la pace della mente, ti aspetta lì.
E verrà il tempo in cui capirai che noi tutti siamo una cosa sola e che la vita scorre dentro di te e fuori di te.

Lascio a voi la scelta di commentare o meno il testo... sperando possa, in qualche modo, muovere qualcosa in voi.

A Noi!!

L.

1 Comments:

Blogger bibbi75 said...

Ammazza che belle parole!!!qst canzone ti fa pensare..........sopratutto le due righe finali...

11:12 PM CEST  

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